Dal Vecchio Balordo ai pensieri in libertà di Fabio313 
I post dal Muro dei Grifoni, gli editoriali da nuovaoregina.net...e...

Che belle le considerazioni ferragostane.
Già, per anni in questo periodo non abbiamo fatto altro che parlare di vicende strane e dolorose, di speranze e delusioni, ed ecco, finalmente ci siamo, per quanto poco rilevante sia l'appuntamento di oggi, è il primo ufficiale e sta a dirci che ci siamo, che siamo vivi, che nessuno ha vinto sulla nostra storia.
Che significato ha scavare nella politica degli altri, arrovellarsi sui rinforzi, rimpiangere chi ha dovuto andar via (e da sempre lo sapevamo, in fondo, che gli accordi d'onore nulla valgono per chi onore l'ha solo scritto su wikipedia senza saperne far uso), far le pulci alle parole di un Joker vacanziero, se poi perdiamo di vista, anche solo per poco, il solo fatto che conta: il Genoa c'è.
Non sono mica poi così lontani nel tempo, i pomeriggi passati ad aspettar notizie dalla radio di sentenze, di salvataggi all'ultimo secondo, di bonifici che non arrivavano, di cordate che non esistevano, di cani e di sceicchi, di amici degli amici, di fari accesi e poi spenti, di interessamenti politici col pelo sulla lingua, di nubi stagnanti e di commercialisti presidenti, di mercati fatti a distruggere quel poco che c'era, di tribunali lontani con chi andava su e giù per quei corridoi per farci sapere, per non perdere nemmeno un fiato di ogni parola.
Non mi stancherò mai di dirvelo, eppure lo sapete, come lo so io, che da questo recente passato arriviamo, e non si è trattato di un batter di ciglia, di una svista in 114 anni, di un può capitare a tutti gettato lì con noncuranza e dimenticato con un sorriso sulle labbra.
Il Vecchio Balordo in quella bratta c'è vissuto dentro per anni, se vissuto non è parola troppo grossa.
Il Vecchio ci ha cresciuto qualche generazione di suoi figli, col muso lungo della delusione e lo sguardo torvo dell'ostinazione a tutti i costi.
Perchè pochi hanno mollato, pochi si sono lasciati andare e sopraffare dal nulla che circondava l'antica gloria del Grifone.
Ci sono stati anni in cui ad andare in giro con una speciale calamita, non ti ci rimaneva attaccato nemmeno un bambino sotto i dieci anni, che fosse pronto a dire d'esser genoano, ed altri colori sembravano prendere il sopravvento (pur senza riuscirci per il polso fermo e l'amore dei troppi che quel divario avevano costruito con la gola ed il cuore dei memorabilia passati si, ma non sepolti).
Ci sono stati anni da pianger ogni giorno lacrime di rabbia, perchè con la certezza di esser presi per i fondelli, da giocatori, tecnici, dirigenti e presidenti mediocri, astuti, impreparati, furfanti, non avevamo la forza di gettare il nostro urlo oltre l'ostacolo, e sapevamo solo sperare, e credere, in tutto ciò che con la coda della volpe che spuntava da sotto qualche giacca, ci facevano ballugginare davanti per qualche momento per farcelo sparire il momento dopo.
Ma siamo qui ragazzi, con il sudore e la sofferenza ancora, ma ci siamo arrivati, e non parlo soltanto della serie A, che quella hai voglia di considerarla il nostro stato naturale, ma è come illudere il cammello di saper passare nell'ago.
Siamo vivi, tanti e forti in un orgoglio che non sarà mai più facile cancellare, sminuire.
La città vive di rossoblu e non di altri colori nonostante le scopiazzature ciclistiche, le invidie, l'astio ed il sarcasmo smozzicato tra i denti.
Non c'è negozio che non tenga e venda una maglietta, un bracciale, una sciarpetta od una bandierina, una pantofola o un casco, una scatoletta od un adesivo, una calza od un cappellino, un costume, una mutanda, un pallone od una tazzina, che non sappiano di rosso e di blu.
In coda per un biglietto allo Store, c'era altrettanta gente di chi aspettava, che s'andava a rovistare in uno scaffale, in una scatola, alla ricerca di qualcosa per cui spendere qualche euro che fosse lì a dire "io sono Genoano".
Non vi attizza ogni cellula cerebrale quella voglia di spettacolo e divertimento che arriva dai sorrisi dei giocatori, dalla tranquilla voce del Gasp, dal silenzio pesante di chi non ha più titoli da lanciare sui giornali e deve inventare.
Non ci siamo abituati a questo silenzio di gufi e menagrami, tanto sapevamo esser normale sparare a raffica sulla Croce Rossa, ed ora si minaccia il lavoro ai "tronisti" della carta stampata e dei salotti dell'ironia nostrani.
Ci odiano per questo, e questo odio mi rende di una felicità unica, tanto è il disprezzo per i figli di Padovan e affini.
Ci odiano e ci temono, di là del Bisagno, e non sanno parlarti d'altro che di ciò che non li riguarda, ma il sorriso stampato sulle labbra è meno vivo, molto meno ironico e sfacciato di una volta, che si sa che a voler spinger al loro posto consistenti emorroidi si rischia di trovarsi oggetti indesiderati dove non si vorrebbe mai.
Nel loro odio e nel nostro amore, ci siamo e ci saremo: Sempre Grifoni, e nemmeno mi muove di parlare di ciò che non mi riguarda e sta in casa d'altri: affari loro.
Il Genoa c'è, e sarà davvero un gran bel Genoa.